Be the change.
  • English

La Sovranità Alimentare e l’importanza della biodiversità

Oggi sul blog di Green Idea Technologies vogliamo parlarvi di una questione molto importante: la sovranità alimentare.

Leggiamo spesso sui giornali dei danni proovcati dall’agricoltura intensiva: ad esempio negli ultimi mesi Monsanto è stata al centro di scandali a causa dei falsi studi scientifici pubblicati sulla non pericolosità del Roundup, l’erbicida commercializzato dalla multinazionale statunitense. Ci piacerebbe fornrivi alcuni dati, utili secondo noi ad approfondire questa tematica tanto complessa.

Le colture agricole che ci nutrono provengono da sementi selezionate e tramandate dai contadini di tutto il mondo, di generazione in generazione, creando quella bio-diversità dinamica che rende le piante capaci di adattarsi alla variabilità dei suoli, dei climi, delle pratiche agricole e delle necessità umane.
Tutti noi siamo titolari di speciali diritti per quanto concerne l’alimentazione: è la cosiddetta “sovranità alimentare” che implica lo sviluppo di un sistema basato sulla diversità bio-culturale a livello locale, un sistema che, peraltro, richiede conoscenze, tecniche e tecnologie radicalmente differenti da quelle imposte negli ultimi decenni dall’apparato scientifico e industriale.
La sovranità alimentare è, in economia, una politica che implica il controllo politico necessario a un popolo nell’ambito della produzione e del consumo degli alimenti.
La locuzione fu coniata nel 1996 da Via Campesina
, movimento internazionale che raggruppa organizzazioni contadine di tutto il mondo, con lo scopo di promuovere politiche agricole e alimentari solidali e sostenibili.

L’industrializzazione dell’agricoltura è un fenomeno piuttosto recente, tuttavia capace di rivoluzionare gli equilibri rurali ormai consolidati da secoli: le sementi contadine, infatti, subiscono la minaccia di una cannibalizzazione da parte delle sementi “migliorate”in laboratorio, gli OGM, per essere più resistenti a pesticidi e fertilizzanti.Per i movimenti contadini, l’opposizione alla globalizzazione e, quindi, agli OGM, è una lotta contro un modello standard che li espropria del diritto/dovere di poter scegliere cosa e come produrre.

La Coldiretti Emilia Romagna ha ultimamente denunciato l’agricoltura industriale e i danni che essa può creare: “la tendenza all’omologazione delle coltivazioni spinta dai moderni sistemi di produzione e distribuzione degli alimenti per rendere uniformi varietà e produzioni ha determinato una concentrazione delle specie coltivate che mettano a rischio sia il potere contrattuale dei produttori agricoli, sia la sovranità alimentare dei vari Paesi e dei loro cittadini”. Non a caso la Fao ha lanciato l’allarme per la crescente uniformità delle colture mondiali che ha portato nell’ultimo secolo ad una perdita del 75 per cento della biodiversità vegetale e ha stimato il rischio, da qui al 2050, della perdita di un terzo delle specie oggi rimaste. Inoltre gli OGM sono sterili, costringendo ogni anno gli agricoltori a ricomprare dalle multinazionali i semi stessi.

Henry Kissinger, ex Segretario di Stato Usa, una volta disse che “chi controlla il petrolio controlla le nazioni, chi controlla il cibo controlla il popolo” .
Se pensiamo che la trasformazione di quasi tutto il cibo che acquistiamo nei supermercati è in mano a poche multinazionali, tenendo conto di questa frase, lo scenario in cui ci troviamo a vivere è quantomeno orwelliano. Infatti, secondo Oxfam International, sono dieci i colossi del cibo che si dividono il mercato: Associated British Food (ABF), Danone, Coca Cola, Kellogg’s, General Mills, Mars, Nestlè, Mondelez International (ex Kraft), PepsiCo e Unilever.
A questa preoccupante situazione se ne aggiunge un’altra che quasi sfiora il monopolio: per quanto riguarda la produzione agricola del cibo, sono solo sette i grandi colossi che guidano il mercato: Du Pont, Dow Chemical, Syngenta, ChemChina, Bayer, Monsanto e Basf. Come se non bastasse, queste imprese multinazionali hanno intrapreso nel corso degli ultimi anni fusioni tra loro: Du Pont si è unita a Dow Chemical, Chem China ha acquisito la svizzera Syngenta e Bayer e Monsanto attendono il via libera dell’Unione Europea, che potrebbe non arrivare a causa dello scandalo che ha coinvolto la multinazionale americana nei cosiddetti “Monsanto Papers”. É infatti notizia recente la messa al bando di Monsanto in Europa: il colosso dell’agroalimentare ha rifiutato di partecipare alle audizioni su “I Monsanto Papers e il glifosato”, organizzate dalle commissioni ambiente e agricoltura per l’11 ottobre scorso, in merito alle accuse secondo cui Monsanto, produttrice del RoundUp, avrebbe indebitamente influenzato le decisioni delle autorità regolatorie sui rischi dell’erbicida glifosato.

La messa al bando dei lobbisti di Monsanto è stata decisa dai presidenti di tutti i gruppi parlamentari, applicando per la prima volta le nuove regole emanate lo scorso gennaio, secondo cui il diritto di accesso di soggetti terzi al Parlamento europeo può essere revocato in caso di rifiuto “di accettare un invito formale a partecipare a un’audizione o a una riunione di commissione o di collaborare con una commissione d’inchiesta, senza fornire una giustificazione sufficiente”.

Monsanto è leader nella produzione di sementi Ogm, in particolare di quelli resistenti all’erbicida Roundup, erbicida a base di glifosato, sostanza classificata come probabile cancerogeno per l’uomo. Nei mesi scorsi è stato al centro di un grande dibattito per quanto riguarda il rinnovo della sua commercializzazione in Europa. E proprio gli studi sul Roundup hanno messo Monsanto nei guai: l’azienda statunitense avrebbe pagato scienziati per firmare studi in cui veniva sottolineata la non pericolosità dell’erbicida.

La letteratura scientifica collega l’esposizione ai pesticidi a malattie come Parkinson, Alzheimer, Sla, diabete, infertilità, endometriosi, patologie respiratorie, autoimmuni, renali, cardiache, malformazioni. Addirittura anche solo vivere vicino ad aree in cui viene praticata l’agricoltura industriale diminuisce nei bambini le capacità cognitive. Nonostante questo, è oggi il diserbante più utilizzato al mondo.

Ma esistono alternative?
L’associazione Kokopelli nasce in Francia nel 1999 dall’esperienza di Terre de Semences, che produceva e distribuiva sementi biologiche. Dopo un cambiamento repentino della legislazione francese che non permetteva più la libera commercializzazione di sementi di biodiversità, i proprietari di Terre de semences hanno affrontato la chiusura dell’attività e decidso di trasformarsi in libera associazione senza fine di lucro.
Gli scopi dell’associazione sono pochi ma chiari: vogliono difendere la biodiversità, distribuendo semi antichi e organizzando una rete di orti per la loro conservazione. Inoltre hanno l’intenzione di partecipare finanziariamente alle azioni di solidarietà nei paesi più poveri.

Nel 2012, Kokopelli è stata sanzionata con 100mila € di danni e la cessazione di tutte le attività per aver commerciato sementi antiche e tradizionali non iscritte al catalogo. Inizialmente la Corte di Giustizia aveva sentenziato che: “L’assenza di una semente dal catalogo non è indice del fatto che non sia ‘buona’, perché le norme che ne regolano l’iscrizione non riguardano alla futura salubrità delle piante, ma a logiche commerciali” e quindi ad una maggiore produttività, non certo a una migliore qualità, sicurezza o identità del prodotto”.
Nonostante questo l’associazione continua a difendere la biodiversità e l’agricoltura tradizionali e la possibilità di diffondere e scambiare sementi libere, in aperto contrasto con le multinazionali del settore agroalimentare, colpevoli secondo kokopelli, di star distruggendo il pianeta e avvelenando l’umanità.

L’unico modo di invertire rotta è quello di sostenere associazioni come Kokopelli, comprare prodotti certificati biologici e a km0.
B the Change. Il Futuro è Circolare.

Per approfondire:

http://kokopelli-semences.fr/

http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/06/28/sovranita-alimentare-sul-cibo-decidano-i-popoli-e-non-il-mercato-la-prima-legge-al-parlamento-inglese/1042952/

https://www.tuttogreen.it/sovranita-alimentare-ovvero-perche-lottare-contro-l%E2%80%99utilizzo-di-semi-ogm/

http://www.viaemilianet.it/la-difesa-dei-semi-rischio-estinzione/

http://www.terranuova.it/News/Agricoltura/Monsanto-e-il-controllo-mondiale-delle-sementi

http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/09/15/bayer-monsanto-chi-fa-profitto-con-farmaci-e-pesticidi-puo-avere-a-cuore-la-salute/3035998/

https://www.agi.it/inchiesta-italia/monsanto_papers_i_documenti_che_mettono_sotto_accusa_la_multinazionale_americana-1617138/news/2017-03-23/