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L´Amazzonia ha vinto – Le tribù indigene sconfiggono le multinazionali del petrolio

Sul blog di Green Idea Technologies vi abbiamo già parlato del Perù raccontandovi la storia del contadino andino Luciano Lliuya, che è riuscito a vincere una causa contro il colosso dell’energia RWE.

Grazie alla sua battaglia, supportata dall’associazione ambientalista Germanwatch, perla prima volta nella storia,un colosso dell’energia come RWE, dovrà difendersi in tribunale dall’accusa di essere uno dei maggiori produttori mondiali di anidride carbonica,contribuendo così a provocare il surriscaldamento globale.Oggi vogliamo parlarvi di un’altra storia che viene dal paese sudamericano, un’altra storia capace di ispirare e farci resistere, che ci fa comprendere quanto l’azione congiunta di più anime sia indispensabile per affrontare le grandi sfide del nostro tempo.

L’anno scorso le tribù indigene dell’Amazzonia peruviana hanno portato in tribunale il proprio governo per il piano che stava conducendo per concedere a multinazionali straniere l’estrazione di gas e petrolio nei territori ancestrali dei nativi.

Da anni, le tribù incontattate dell’Amazzonia e i luoghi incontaminati in cui vivono sono minacciati dalle mire espansionistiche delle multinazionali del petrolio e del gas: la zona è infatti ricchissima dal punto di vista geologico, piena di risorse su cui nessuno ha ancora messo le mani, che fanno gola per gli enormi guadagni che ne deriverebbero, mettendo così a rischio la sopravvivenza di indigeni, flora e fauna selvatica.

Il primo giacimento di gas naturale fu scoperto nel cuore della foresta amazzonica negli anni Ottanta, vicinissimo alla riserva Nahua-Nanti, all’interno della quale vivono ancora oggi diverse tribù indigene: i Nahua, i Nanti, i Matsigenka e i Mashco Piro.In quanto tribù isolate, ossia che non hanno mai avuto contatti con altre persone al di fuori della riserva, la loro sopravvivenza dipende totalmente da ciò che la foresta offre. Inoltre, non avendo difese immunitarie adatte a contrastare i virus portati dall’esterno, sono vulnerabili a malattie comuni come l’influenza e il morbillo, che possono anche portarli alla morte.

Già a quell’epoca, alcuni membri della tribù dei Nahua iniziarono a manifestare dei sintomi ricollegabili a contaminazione da mercurio, causati dallo sfruttamento intensivo delle loro terre per la ricerca di gas e petrolio, di cui pioniere è stato il colosso petrolifero Shell.

Dal 2004 a oggi si sono registrate almeno cinque fuoriuscite di gas, che hanno contaminato la terra e i corsi d’acqua e ciò ha inciso sulle condizioni di salute delle comunità locali che traggono sostentamento dalle loro terre.

Come se non bastasse, negli ultimi 15 anni, il governo del Perù ha portato avanti un piano per aprire le porte della foresta Amazzonica alle prospezioni petrolifere su larga scala. L’area più a rischio era quella del Parco Nazionale Sierra del Divisor, situata al confine tra Brasile e Perù, che ospita la più alta concentrazione di tribù incontattate della Terra.

Nel 2007il Perù aveva concesso alla compagnia petrolifera canadese Pacific E&P il diritto di effettuare esplorazioni a Yavari Tapiche, un’area all’interno della frontiera dell’Amazzonia incontattata, già proposta come riserva indigena dall’AIDESEP (Asociaciòn Interétnica de Desarollo de la Selva Peruana). Nel frattempo, un’altra associazione che lotta per il diritto dei popoli indigeni a determinare autonomamente il proprio futuro, Survival International, inizia a condurre una campagna internazionale per far conoscere all’opinione pubblica di tutto il mondo i rischi e le ingiustizie a cui sono sottoposte le popolazioni incontattate.Nonostante le campagne a difesa degli indigeni, l’Agenzia peruviana per i Parchi Nazionali, Sereanp, preparava un piano per permettere alle compagni petrolifere di entrare nel parco della Sierra del Divisor. Inoltre, il governo, attratto dalle alte possibilità di guadagno, ha provato a modificare le leggi esistenti per facilitare le attività estrattive di petrolio e gas all’interno dei parchi nazionali.

Survival Internationaldenuncia l’ingiustizia e si fa portavoce internazionale della protesta dei popoli indigeni: il nuovo piano previsto dal governo potrebbe spazzare via le tribù incontattate. Le attività estrattive portano con sé gravi conseguenze: deforestazione, contaminazione delle acque, fuga della fauna a causa degli esplosivi usati, malattie sconosciute ai nativi. “Il petrolio distruggerà le sorgenti dei nostri fiumi. Cosa succederà ai pesci? Che cosa berranno gli animali?”

Le tribù si mobilitano, devono difendere le loro terre ancestrali e il proprio futuro dal profitto e dalla speculazione. Non voglio che i miei figli siano distrutti dal petrolio… Ecco perché ci stiamo difendendo… E perché noi Matsés ci siamo uniti. Le compagnie petrolifere… ci stanno insultando e noi non resteremo in silenzio mentre ci sfruttano nelle nostre terre ancestrali. Se necessario, moriremo lottando contro il petrolio”.

Al loro fianco Survival, Aidesep e Orpio (Organizaciòn Regional de los Pueblos Indìgenas del Oriente), oltre a Rainforest Foundation Norway. Insieme fanno fronte comune, studiano strategie e leggi: alla fine decidono di fare causa al Governo per aver mancato di proteggere le tribù incontattate dalle prospezioni petrolifere.Le associazioni hanno portato in tribunale il Ministero della Cultura del Perù per non aver rispettato l’obbligo legale di mappare e creare cinque nuove riserve indigene.La campagna mediatica per portare alla luce la storia degli indigeni del Perù è molto efficace. In ogni angolo del mondo, migliaia di sostenitori di Survival aderiscono a loro volta alla protesta, inviando e-mail all’amministratore delegato della Pacific E&P e facendo pressione sul governo del Perù attraverso i social network.

Nei primi giorni di marzo 2017, con una lettera aperta al Governo Peruviano, Survival International, la Rainforest Foundation Norway e l’ORPIO hanno infine denunciato la mancata protezione delle tribù incontattate da parte del governo locale.

L’unione di voci a livello planetario ha portato i suoi frutti. In una lettera indirizzata a Survival, il manager per le relazioni istituzionali e la sostenibilità di Pacific E&P ha annunciato la decisione della compagnia petrolifera di rinunciare con decorrenza immediata ai suoi diritti di prospezione nel Lotto 135, area popolata da gruppi incontattati che le associazioni avevano precedentemente proposto per creare la riserva indigena dello Yavari-Tapiche.

I ricercatori di Survival hanno accolto l’annuncio della Pacific E&P con grande entusiasmo, sottolineando che si tratta di “un passo importante nella battaglia per proteggere le vite, i territori e i diritti umani delle tribù incontattate“.

A questa vittoria si affianca un altro fondamentale traguardo: la salvaguardia ambientale di almeno un’area dell’Amazzonia, uno degli ecosistemi più ricchi del pianeta, la cui salute è costantemente minacciata dagli interessi economici delle multinazionali.

Uniti possiamo vincere le sfide e le battaglie che ci aspettano.

B the Change. Il Futuro è Circolare.

Andrea Federigi

Per approfondire:

https://www.survival.it/

-http://aidesep.org.pe/

-http://www.orpio.org/

-https://www.tpi.it/2016/03/18/80-per-cento-tribu-peruviana-nahua-avvelenata-da-mercurio/#r

-http://www.ehabitat.it/2017/03/21/petrolio-tribu-incontattate-peru/

-https://www.greenme.it/informarsi/ambiente/21625-indigeni-peru-multinazionali-petrolio

-https://www.greenme.it/vivere/costume-e-societa/22910-indigeni-causa-peru