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IspirAzioni – Josè Pepe Mujica

Questa settimana vogliamo inaugurare una nuova rubrica sul blog di Green Idea Technologies: IspirAzioni. Una volta al mese ci piacerebbe parlarvi di persone che attraverso la loro storia hanno avuto modo di muovere cuori e coscienze verso il cambiamento.
Abbiamo deciso di aprire questa rubrica con un personaggio molto amato e che, con la sua “apologia della sobrietà”, ha conquistato il cuore di molti: Josè Pepe Mujica, presidente dell’Uruguay dal 2010 al 2015.
Questa è la sua storia.

José “Pepe” Alberto Mujica Cordano nasce a Montevideo il 20 maggio 1935: la famiglia del padre viene dai Paesi Baschi, mentre quella di sua madre dal genovese.
Entrambe le famiglie hanno origini modeste e si occupano di agricoltura: i nonni materni riescono a comprare due ettari di terreno nella Colonia Estrella, cominciando a coltivarci la vite.
Il padre, quando Josè ha 5 anni, muore.

La famiglia della madre è vicina agli ambienti del Partito Nazionale. In particolare, lo zio Angel, diventa una figura fondamentale per il giovane Mujica: nazionalista peronista, influenza enormemente la formazione politica del futuro presidente.
Nel 1956 conosce Enrique Erro, deputato del Partito Nazionale, che lo fa entrare nel suo schieramento, diventando in poco tempo Segretario Generale del settore giovanile.

Due anni dopo, nel 1958, il partito vince le elezioni e Erro viene nominato ministro del Lavoro. Mujica continua ad appoggiarlo, senza ricevere però nessun incarico formale.
Alcune divergenze portano, però, due anni più tardi a una scissione: Erro e Mujica escono dal Partito Nazionale per fondare Unione Popolare, assieme al Partito Socialista Uruguayano e a Nuova Base, partecipando alle elezioni per la presidenza della repubblica con il candidato Emilio Frugoni, riuscendo a ottenere solo il 2,3% delle preferenze.

Nella prima metà degli anni Sessanta, il giovane Mujica decide di aderire al Movimiento de Liberaciòn Nacional Tupamaros, un gruppo armato di sinistra che, inspirandosi alla rivoluzione cubana, fa proprie le rivendicazioni dei cañeros (lavoratori della canna da zucchero), che richiedono più diritti.
Il nome al movimento viene dato ispirandosi al romanzo Ismael di Eduardo Acevedo Dìaz, che parla delle truppe dei “contadini, nativi o criollos, rappresentati nel testo come gli uomini al seguito del libertador Josè Gervasio Artigas, comparati da spagnoli e proprietari terrieri alle truppe al seguito di Tupac Amaru II.

Lo stesso Mujica ha poi raccontato: “l’autore spiegava come la denominazione tupamaro fosse usata spregiativamente dalla classe dominante (…) Si scelse il riferimento storico ai tupamaros di Artigas (…) con l’obiettivo di dargli una connotazione più aperta e capace di andare oltre i tradizionali riferimenti troppo legati alla sinistra eurocentrica (…)”.
Nel corso di varie azioni viene ferito 6 volte da arma da fuoco e, nel 1969, partecipò alla breve occupazione di Pando, una piccola città vicino a Montevideo. Mujica fu arrestato in quattro diverse occasioni e fu tra i prigionieri politici che riuscirono a evadere dalla prigione di Punta Carretas nel 1971.

Venne arrestato nuovamente l’anno successivo e fu giudicato colpevole da un tribunale militare, durante il governo Areco, durante il quale vengono sospese alcune garanzie costituzionali.
Nel 1973 il presidente Juan Marìa Bordaberry organizza il colpo di stato: Mujica viene, a questo punto, trasferito in un carcere militare dove rimane rinchiuso per 12 anni, 9 dei quali passati in completo isolamento in un braccio ricavato da un pozzo sotterraneo. Durante la prigionia è uno dei 9 rehenes (ostaggi): il governo promette che, in caso di ulteriori azioni militari da parte dei guerriglieri in libertà, i 9 dirigenti Tupamaros sarebbero stati immediatamente fucilati. Pepe ricorda così quegli anni: «Peggio della solitudine c’è solo la morte. E quando si resta a lungo soli, come lo sono stato io, bisogna difendersi dalla pazzia. Mi hanno tenuto otto anni senza leggere un libro. Visto che avevo delle allucinazioni ho chiesto di avere dei volumi di scienza, chimica, fisica. Permettermi di studiare era per loro più conveniente di curare un pazzo. Si può dire che mi sono salvato grazie alle loro necessità economiche».

A causa dell’isolamento, Mujica, ha sofferto di gravi problemi di salute, specialmente psicologici, arrivando a sviluppare allucinazioni e paranoia. A dittatura finita, nel 1985, Mujica venne liberato grazie a un’amnistia, di cui hanno beneficiato sia guerriglieri che golpisti: il decreto, infatti, copriva crimini di guerra e guerriglia commessi dal 1962 in poi. In un secondo momento verrà revocata per i crimini contro l’umanità, portando così al processo e alla successiva condanna del dittatore Bordaberry.
Dopo qualche anno in cui l’Uruguay torna lentamente alla vita democratica, Mujica e altri dirigenti tupamaros, assieme ad altri gruppi di sinistra, fondano il Movimento di Partecipazione Popolare (MPP), all’interno della coalizione detta Fronte Ampio. Nel 1994 viene eletto deputato nella circoscrizione di Montevideo, dichiarando di “sentirsi come un fioraio in parlamento”, facendo riferimento alla sua attività da agricoltore. La sua figura conquistò subito l’attenzione e l’affetto del pubblico.

Nel ’99 viene eletto senatore e, nello stesso anno, Miguel Angel Campodònico pubblica Mujica, un libro in cui racconta la vita e il pensiero del futuro presidente, ponendo l’accento sul passaggio da guerrigliero a senatore.
Alle elezioni del 2004 il Movimento di Partecipazione Popolare ottiene la percentuale più alta di preferenze nella storia dell’Uruguay fino a quel momento. Il neo-presidente della Repubblica, Tabaré Vàsquez, lo nomina Ministro dell’Allevamento.
Per la sua vicinanza alla gente, per la sua umiltà e per il suo carisma diventa molto popolare tra l’elettorato uruguaiano. Il 3 marzo del 2008 lascia la sua carica in favore del suo vice, Ernesto Agazzi, er candidarsi alla Presidenza per le elezioni dell’anno successivo. Il 25 ottobre del 2009 Mujica ottiene al primo turno il 48% dei voti (circa 1 105 000), contro il 29% del suo sfidante, Luis Alberto Lacalle, del Partido Nacional. Al ballottaggio, svoltosi circa un mese dopo, Mujica vince con più del 52% dei voti.

Tra gli obiettivi raggiunti durante il suo mandato, ricordiamo il riconoscimento dei matrimoni gay e la legalizzazione della marijuana, per combattere il narcotraffico. Famosa la sua frase: “la tossicodipendenza è una malattia, guai a confonderla col narcotraffico”.
Al di là dei grandi “meriti” e della grande personalità di questo presidente, l’Uruguay di Mujica è cambiato moltissimo e in meglio sotto molti punti di vista. Nel 2013, l’economia ha registrato un tasso di crescita pari al 4,4%, confermata sempre tra il 3-4% nel 2014; la disoccupazione è stabilmente attestata al livello frizionale del 6,8% e il PIL pro-capite si aggira attorno ai 18.300 dollari: tutto questo vuol dire che l’Uruguay ha raggiunto diversi traguardi economici che hanno determinato un buon miglioramento del livello di vita complessivo dei suoi abitanti, come dimostra il fatto che la povertà estrema sia stata ridotta dal 5% allo 0,5% e che la popolazione che vive sotto la soglia di povertà sia dell’11% mentre dieci anni fa era del 39%.

Ma la lista delle cose veramente positive non si ferma al campo economico: infatti, durante il mandato del presidente Mujica, il paese sudamericano ha intrapreso una importante politica energetica, basata sulle energie rinnovabili, in particolar modo sull’eolico, che permetterà entro il 2016 di coprire il 30% del fabbisogno nazionale e di esportare energia al grande vicino del nord, cioè il Brasile.
Infine, l’Uruguay detiene con il Cile un importante primato: quello di paese meno corrotto del Sud America.

Alla Conferenza delle Nazioni Unite sullo Sviluppo Sostenibile Rio+20, il 21 giugno 2012, Mujica pronuncia un discorso rivoluzionario, denunciando l’assurdità del mondo in cui viviamo: “Veniamo alla luce per essere felici. Perché la vita è corta e se ne va via rapidamente. E nessun bene vale come la vita, questo è elementare. Ma se la vita mi scappa via, lavorando e lavorando per consumare un plus e la società di consumo è il motore, perché, in definitiva, se si paralizza il consumo, si ferma l’economia, e se si ferma l’economia, appare il fantasma del ristagno per ognuno di noi. Ma questo iper consumo è lo stesso che sta aggredendo il pianeta. I vecchi pensatori – Epicuro, Seneca o finanche gli Aymara – dicevano: povero non è colui che tiene poco, ma colui che necessita tanto e desidera ancora di più e più. Queste cose che dico sono molto elementari: lo sviluppo non può essere contrario alla felicità. Deve essere a favore della felicità umana; dell’amore sulla Terra, delle relazioni umane, dell’attenzione ai figli, dell’avere amici, dell’avere il giusto, l’elementare. Precisamente. Perché è questo il tesoro più importante che abbiamo: la felicità!”

Quello che, però, ha davvero conquistato di Mujica sono state la sua filosofia di vita e la sua coerenza: infatti, l’ex presidente Uruguayano, sostiene che la vita di ciascuno debba essere guidata dal principio della sobrietà.
« …Concetto ben diverso da austerità , termine che avete prostituito in Europa, tagliando tutto e lasciando la gente senza lavoro. Io consumo il necessario, ma non accetto lo spreco. Perché quando compro qualcosa non la compro con i soldi, ma con il tempo della mia vita che è servito per guadagnarli. E il tempo della vita è un bene nei confronti del quale bisogna essere avari. Bisogna conservarlo per le cose che ci piacciono e ci motivano. Questo tempo per se stessi io lo chiamo libertà. E se vuoi essere libero devi essere sobrio nei consumi. L’alternativa è farti schiavizzare dal lavoro per permetterti consumi cospicui che però ti tolgono il tempo per vivere… Lo spreco è funzionale all’accumulazione capitalista [che implica] che si compri di continuo [magari indebitandosi] sino alla morte.»

Riconosce l’indispensabilità del mercato, ma lo critica per migliorarlo. Mujica non disconosce la funzione positiva del capitalismo: «so bene che […] serve a produrre ricchezza, quindi tasse, buone per i servizi di cui anche i poveri si avvantaggiano.» Ha dichiarato che “è necessario muoversi con una visione gradualista, con l’obiettivo reale dell’eudemonia immediata piuttosto di un improbabile edonismo”.
Intervistato nel novembre del 2016 dal giornalista Omero Ciai ha detto che la ricchezza complica la vita: «…viviamo in un mondo nel quale si crede che colui che trionfa debba possedere tanto denaro, avere privilegi, una casa grande, maggiordomi, tanti servitori, vacanze extra-lusso. Mentre io penso che questo modello vincente sia solo un modo idiota di complicarsi la vita. Penso che chi passa la sua vita ad accumulare ricchezza sia malato come un tossicodipendente, andrebbe curato. Non sprecate la vita nel consumismo, trovate il tempo di vivere per essere felici.»

E ancora: «La mia idea di felicità è soprattutto anti-consumista. Hanno voluto convincerci che le cose non durano e ci spingono a cambiare ogni cosa il prima possibile. Sembra che siamo nati solo per consumare e, se non possiamo più farlo, soffriamo la povertà. Ma nella vita è più importante il tempo che possiamo dedicare a ciò che ci piace, ai nostri affetti e alla nostra libertà. E non quello in cui siamo costretti a guadagnare sempre di più per consumare sempre di più. Non faccio nessuna apologia della povertà, ma soltanto della sobrietà.»

Sulla globalizzazione Mujica sostiene che «Non è possibile [eliminarla]. Sarebbe come essere contrari al fatto che agli uomini cresce la barba. Ma quella che abbiamo conosciuto finora è soltanto la globalizzazione dei mercati. Che ha come conseguenza la concentrazione di ricchezze sempre maggiori in pochissime mani. E questo è molto pericoloso. Genera una crisi di rappresentatività nelle nostre democrazie perché aumenta il numero degli esclusi. Se vivessimo in maniera saggia, i sette miliardi di persone nel mondo potrebbero avere tutto ciò di cui hanno bisogno. Il problema è che continuiamo a pensare come individui, o al massimo come Stati, e non come specie umana.»

Be the Change. Il Futuro è Circolare.

Andrea Federigi

Per approfondire:

https://it.wikipedia.org/wiki/Jos%C3%A9_Mujica

http://espresso.repubblica.it/internazionale/2014/02/20/news/pepe-mujica-vi-racconto-il-mio-uruguay-1.154173

http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/01/07/jose-pepe-mujica-presidente-delluruguay-mito/462971/

http://www.torquemada.eu/2014/12/26/i-numeri-delluruguay-di-mujica/

https://it.wikipedia.org/wiki/Fronte_Ampio_(Uruguay)

https://www.youtube.com/watch?v=uUSzzOHUJ_Y​

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