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Inferno tossico – Il Vesuvio che brucia

Il Vesuvio è un vulcano situato in posizione dominante rispetto al golfo di Napoli ed è l’unico ancora attivo in Europa continentale.
È situato sul versante sud-orientale della città di Napoli, di cui è sicuramente il simbolo: è alto 1.281 m, e sorge all’interno di una parziale caldera di circa 4 km di diametro. Viene classificato come “vulcano a recinto”.
Il Vesuvio è stato il primo vulcano a essere studiato sistematicamente; risale infatti al 1841, per volontà del re Ferdinando II la costruzione di un Osservatorio Vesuviano (ancora funzionante, anche se solo come filiale di più moderne strutture ubicate a Napoli)
Il Vesuvio si stacca nettamente dalla piana su cui sorge. Il circuito della base misura circa 20 chilometri.

È un vulcano particolarmente interessante per la sua storia e per la frequenza delle sue eruzioni. Si tratta di un vulcano esplosivo, la cui ultima eruzione ebbe luogo nel 1944. Da questa data non si sono verificate più eruzioni, e il Vesuvio è considerato in stato di quiescenza.

Il termine del “dinamico riposo del Vesuvio” è oggetto di studio e diverse sono le teorie in proposito, da un risveglio prossimo, sino a ipotesi di 50-100 anni o secoli. I segnali premonitori, quali alterazioni dei gas delle fumarole, piccoli terremoti o deformazioni, sono monitorati: considerando che la risalita del magma è associata a terremoti, a deformazioni del vulcano, a un aumento della temperatura nelle fumarole e a variazioni dell’acqua nei pozzi.

Le pendici del Vesuvio e i comprensori circostanti sono fittamente antropizzati e disordinatamente urbanizzati: Boscoreale, Boscotrecase, Cercola, Ercolano, Massa di Somma, Ottaviano, Pollena, Trocchia, Pompei, Portici, Sant’Anastasia, San Giorgio a Cremano, San Giuseppe Vesuviano, Somma Vesuviana, Terzigno, Torre Annunziata, Torre del Greco.
Il Parco Nazionale del Vesuvio è stato fondato il 5 giugno 1995 per tutelare il grande interesse geologico, biologico e storico che il suo territorio rappresenta. La sua sede è collocata nel comune di Ottaviano.
Il territorio, ricco di bellezze storiche e naturalistiche, vanta una produzione agricola unica per varietà e originalità di sapori.
Un’ulteriore singolarità di questo Parco è rappresentata dalla notevole presenza di specie floristiche e faunistiche, se si pensa alla sua ridotta estensione: sono presenti ben 900 specie appartenenti al mondo vegetale e 227 specie (tra quelle studiate) appartenenti a quello animale.

A causa dell’emergenza rifiuti, due siti sul confine del Parco sarebbero dovuti essere adibiti a discarica in seguito all’emanazione della legge n. 123/08. In quel momento, è già attiva e quasi satura la discarica “Ex Sari”. Durante il mese di settembre 2010 era stato previsto dalla regione l’apertura della seconda discarica, “Cava Vitiello”, che sarebbe dovuta essere la più grande d’Europa. Tuttavia, dopo numerose proteste da parte soprattutto dei cittadini dei comuni di Boscoreale e Terzigno, l’apertura della discarica è stata sospesa dal Governo.
Dal 10 luglio scorso il Vesuvio brucia. In tutto il territorio del Parco sono stati appiccati diversi incendi, che sono riusciti a distruggerne 50 ettari: pinete e terre coltivate devastate dalle fiamme, un patrimonio ambientale e culturale che rischia di sparire. In più, insieme agli alberi e alle piante, hanno bruciato per giorni tonnellate e tonnellate di rifiuti chimici, scarti industriali e addirittura amianto. Tanto che c’è chi pensa che l’incendio stesso sia stato appiccato per far sparire le prove delle discariche abusive disseminate in tutto il territorio del Parco.
Fabio Postiglione del Corriere del Mezzogiorno in un articolo sui roghi scrive: «Il sospetto è che in tanti, moltissimi, hanno avuto interesse che quelle fiamme non si fermassero e anzi, cancellassero le prove degli scarichi di rifiuti industriali sversati incessantemente per mesi e mesi».
Il comandante dei forestali Sergio Costa dice di aver trovato «inneschi» in otto diverse zone, tutte intorno al Gran Cono del vulcano. Gli incendi quasi geometrici lasciano credere che vi sia una strategia: ne è convinta la Procura di Torre Annunziata che ha già aperto un fascicolo contro ignoti, mentre lo sospetta quella di Napoli.
Tonnellate di scarti industriali di aziende tessili e di vernici (fotografate dal Corriere del Mezzogiorno) e diossina sprigionata dalla fusione a causa delle temperature elevatissime dell’incendio, hanno fatto levare un fumo nero e denso, visibile anche dal Salento, e respirato dalla popolazione che vive alle pendici del Vesuvio. I segni di pneumatici e di passi ancora presenti fanno pensare che ogni sera, qualcuno che conosce molto bene il territorio, abbia abbandonato sacchi di tessuti, barattoli di vernice, pneumatici, elettrodomestici e addirittura lastre di amianto.

Secondo gli inquirenti che stanno ricostruendo i fatti, qualcuno ha selezionato con cura le zone, ha fabbricato gli inneschi e ha deciso il percorso che le fiamme avrebbero dovuto seguire, cercando di estendere i roghi in più punti, così da mandare in tilt il sistema di prevenzione degli incendi in Campania. Ma perché? E la criminalità organizzata potrebbe avere un ruolo di regista nel rogo che ha distrutto il Parco Nazionale del Vesuvio?

Alessandro Pennasilico, procuratore capo di Torre Annunziata non esclude la mano della camorra, ma nemmeno il coinvolgimento di privati. Ha dichiarato in un articolo de Il Fatto Quotidiano: “In alcune aree interessate dagli incendi sarebbero scattate a breve delle demolizioni. Le indagini vere e proprie sul movente partiranno nei prossimi giorni, ma ad oggi è difficile poter pensare che dietro questo disastro ci sia una regia unica, anche pensando alla distanza fra i tre fronti avvolti dalle fiamme quasi in contemporanea”.

Intanto, a Ercolano, i carabinieri, con l’appoggio della municipale, hanno scoperto e denunciato due pregiudicati: un 43enne di San Giovanni a Teduccio e un 23enne di Portici, che stavano abbandonando dieci sacchi di rifiuti speciali nel Parco nazionale del Vesuvio. Li avevano portati fin lì con un camion, poi sottoposto a sequestro. I rifiuti sono stati recuperati da una ditta specializzata e autorizzata che li smaltirà a norma di legge.
A Terzigno, invece, i militari della locale stazione hanno sorpreso e denunciato un 64enne di Ottaviano già noto alle forze dell’ordine nell’atto di scaricare dalla propria Ford Focus materiali edili di scarto.

Gli interessi criminali di imprenditori senza scrupoli non possono essere più importanti della tutela dei cittadini e del pianeta sul quale vivono. Solo un profondo cambiamento delle nostre abitudini, dei nostri stili di vita può migliorare la situazione ambientale. Dobbiamo agire prima che sia troppo tardi.

«Tutto ciò che è necessario per il trionfo del male, è che gli uomini di bene non facciano nulla». (attribuita a Edmund Burke)

Be the change. Il futuro è circolare.

Andrea Federigi

Per approfondire:

http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/cronaca/17_luglio_24/vesuvio-fumi-roghi-erano-tossici-incendi-bruciare-rifiuti-illegali-844991d0-7030-11e7-a011-261cf52325a7.shtml

http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/cronaca/17_luglio_13/vesuvio-fiamme-discariche-clan-rifiuti-tossici-c-strategia-8a2e03ec-6793-11e7-ac90-09bc279dcc97.shtml

https://www.ilfattoquotidiano.it/2017/07/13/incendi-vesuvio-dalla-camorra-alla-vendetta-privata-al-via-le-indagini-erano-previste-demolizioni-di-abusi/3727859/

http://napoli.fanpage.it/ecco-perche-vengono-appiccati-gli-incendi-sul-vesuvio/

http://www.ilmattino.it/napoli/cronaca/vesuvio_habitat_cancellato_incendi_rifiuti-2582086.html