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Il mio business ha realmente bisogno di dispositivi informatici nuovi?

La prima domanda che si fanno un imprenditore o un CIO (Chief Information Officer) di un’azienda che si vogliono avvicinare ai prodotti informatici ricondizionati è: “Possono garantire le prestazioni necessarie per svolgere i loro compiti professionali?” La risposta è naturalmente: “Si, certamente” e la famosa legge di Moore ci propone una chiave di lettura particolarmente interessante.

GORDON MOORE, uno dei co-fondatori di INTEL, il maggior produttore di circuiti integrati al mondo (alla base dei processori), formulò un’ipotesi nell’anno 1965, conosciuta da tutti come “Legge di Moore”, secondo cui si sarebbero raddoppiate le prestazioni di una CPU ogni 18 messi, ed ha rappresentato una crescita esponenziale che ha portato a un incremento delle velocità, in 30 anni, di 3.500 volte.

Secondo molti esperti in materia, tra cui Robert Cowell, ex-direttore del programma MICROSYSTEMS TECHNOLOGY OFFICE, presso l’agenzia DARPA, e ingegnere elettronico di INTEL, dove ha seguito passo dopo passo la crescita di questo colosso dirigendo le architetture delle CPU fino al Pentium 4, quella crescita si arresterà nel 2020-2022 (già dal 2000 è cominciato a diminuire vertiginosamente il rapporto fra le prestazioni dei microprocessori in funzione delle nuove strutture architetturali prodotte) quando l’evoluzione dei processori avrà raggiunto il nodo produttivo da 7-5 nanometri.

Quindi che cosa rappresenta questo per il mercato ricondizionato?

Se alla base delle prestazioni dei computer si trova il processore e se questi si assomigliano sempre di più, a livello di prestazioni, fra due generazioni diverse (in base al benchmark cioè la capacità del software di svolgere, più o meno velocemente, precisamente o accuratamente, un particolare compito per cui è stato progettato) il gap tecnologico tra i dispositivi di ultima generazione e quelli di penultima o terzultima si sarà notevolmente affievolito. Allora è chiaro che scegliere un dispositivo ricondizionato garantirà nella stessa maniera le prestazioni richieste dall’utente.

Spieghiamo meglio con un esempio; i processori del 1968 erano 300% più performanti di quelli del 1965; i processori di una stessa categoria del 2018 sono un 2% più performanti dei processori del 2015 e quelli del 2022 saranno unicamente un 4% in confronto di quelli del 2015, la riduzione di tale valore incrementale permette di garantire, ai prodotti Refurb, prestazioni elevatissime, quasi identiche a quelle di un prodotto nuovo.

Ci troviamo quindi di fronte a un nuovo fenomeno: la diminuzione dei processi di obsolescenza tecnologica nel settore dei processori che, attraverso modelli di economia circolare, basati sul ricondizionamento, permette di allungare la vita agli stessi dispositivi.

L’esplosione del mercato del ricondizionato dei prodotti ICT, – crescita del 30,5% CARG – è dovuto, oltre alla diminuzione dei processi di obsolescenza, allo sviluppo di due caratteristiche, o sistemi, peculiari molto importanti viaggianti in parallelo che sono: per prima cosa la creazione di un programma di certificazione dei processi di ricondizionamento da parte di Microsoft chiamato Microsoft Authorized Refurb Program che certifica la qualità dei dispositivi refurb, aggiornandone la garanzia da una base di 1 anno estendibile fino a 5 anni (come nel mercato del nuovo) e rilascia una nuova licenza certificata a norma di legge.

Per seconda, ma non per questo meno importante, la presenza, sul mercato, di società di ICT Eco Management specializzate nella creazione di progetti informatici per clienti professionali e corporate (Business to Business) che permettono di identificare quali sono i dispositivi adeguati per ogni tipologia di esigenza e/o prestazione con gli stessi servizi offerti nel mercato del nuovo che, però, permettono di risparmiare fino al 50% del costo di acquisto dei dispositivi e non solo.

Difatti acquistando prodotti refurb si ottempera anche alla normativa per la riduzione di emissioni di CO2 così come richiesto dalle politiche ambientali.

Alla luce di queste constatazioni possiamo riformulare la domanda iniziale e cercando la giusta soluzione nel mercato del refurb probabilmente abbiamo trovato la risposta giusta alla nostra domanda: non è necessario avere un nuovo PC ma lo è “trovare lo strumento giusto per il lavoro giusto” che possa svolgere al meglio le funzioni di cui abbiamo bisogno, meglio ricondizionato per un maggior risparmio e per una scelta ecosostenibile.

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